Siamo nel pieno della “età dell’oro” dei board games: le fiere registrano record di presenze, i caffè ludici aprono in ogni città e Kickstarter sforna progetti milionari ogni settimana. Ma dietro la bellezza delle miniature e la profondità delle meccaniche si nasconde una realtà meno scintillante. Una stimolante tesi di Katie Peaker del 2019 (Regno Unito), intitolata Fair-Play: How Women Experience Sexism within Board Gaming Spaces, ci invita a riflettere su come la comunità ludica, pur essendo un rifugio per molti, possa diventare un terreno ostile per le giocatrici.
Il mito del gioco come spazio neutro
Per decenni abbiamo parlato del gioco attraverso la teoria del “cerchio magico“: l’idea che, quando ci sediamo al tavolo, il mondo esterno con le sue regole e i suoi pregiudizi svanisca per lasciare spazio a una realtà parallela e protetta. Tuttavia, la ricerca della Peaker dimostra che questo cerchio non è affatto impenetrabile. Come suggerito dalla studiosa Mia Consalvo e citato nella tesi:
“L’evento è ‘contaminato’, forse, da conoscenze pregresse. Non esiste un gioco innocente”
Il sessismo della società reale filtra regolarmente attraverso il cerchio magico. Le giocatrici intervistate raccontano di come le loro strategie vengano spesso liquidate come semplice “fortuna”, mentre gli stessi suggerimenti tattici vengono ascoltati solo se ripetuti da un uomo. Il tavolo da gioco, insomma, non cancella le dinamiche di potere di genere, ma spesso le amplifica.
Rappresentazioni e “Boob Armor”
Un altro punto cruciale riguarda l’identità visiva del nostro hobby. Nonostante la crescita del pubblico femminile, le rappresentazioni nei manuali e sulle scatole rimangono ancorate a stereotipi iper-sessualizzati. Dalle statistiche di “bellezza” usate come arma nei giochi di ruolo alle guerriere in “armature-bikini” che popolano i dungeon, il messaggio inviato alle donne è chiaro: la loro presenza è tollerata solo se oggettivata. Anche l’accesso ai negozi fisici può essere frustrante; Rebecca, una delle partecipanti allo studio di Katie Peaker, racconta di essere stata accolta con sguardi di sufficienza, come se fosse “persa” o stesse semplicemente comprando un regalo per un nipote, anziché essere una giocatrice esperta in cerca della sua prossima sfida.
Il peso del lavoro invisibile
C’è poi un aspetto che raramente finisce nei report di settore: il lavoro emotivo e gratuito svolto dalle donne per mantenere viva la comunità. Molte giocatrici si fanno carico di organizzare eventi, pulire gli spazi, preparare il cibo e insegnare le regole, ma spesso il merito pubblico viene attribuito ai loro mariti o partner maschili. Quando queste donne provano a sollevare il problema del sessismo o della mancanza di inclusività, si scontrano con la resistenza della maggioranza maschile che le etichetta come “SJW” (Social Justice Warriors) o guastafeste. A questo proposito, la tesi cita un concetto fondamentale di Sara Ahmed:
“La femminista guastafeste rovina la felicità degli altri; è una rompiscatole perché si rifiuta di convenire, di riunirsi o di incontrarsi sulla base della felicità”.
In altre parole, chi denuncia un comportamento sessista viene accusato di “rovinare il clima del gruppo”, spostando la colpa dalla discriminazione a chi ha il coraggio di nominarla.
Verso un vero Fair-Play
Cosa possiamo fare noi, appassionati e blogger, per cambiare rotta? La tesi di Katie Peaker non è un attacco al gioco, ma un atto d’amore verso un hobby che ha il potenziale di essere straordinariamente inclusivo. Riconoscere che il sessismo esiste anche tra i nostri amati meeple è il primo passo per rompere quel cerchio di esclusione. Dobbiamo smettere di dare per scontato che il tavolo sia “neutro” e iniziare a lavorare attivamente per renderlo accogliente per tutti, senza che nessuno debba più sentirsi un “personaggio non giocante” nel proprio hobby preferito.
È tempo che il fair-play non sia solo una regola scritta nei manuali, ma una pratica quotidiana nelle associazioni ludiche e nelle serate tra amiche e amici.
Fonte:
- Katie Peaker, Fair-Play: How Women Experience Sexism within Board Gaming Spaces, Masters thesis, University of Huddersfield, 2019
