La cerimonia di premiazione dello Spiel des Jahres 2026, andata in scena a Berlino qualche settimana fa, ha regalato due notizie destinate a restare nella memoria degli appassionati di giochi da tavolo: la vittoria di Dito! / JinxO, party game di associazione di parole firmato da Martin Ang, e il trionfo di Rebirth, il titolo di piazzamento tessere del leggendario designer Reiner Knizia, che si è aggiudicato il Kennerspiel des Jahres.
Dito! / JinxO, la festa delle parole che ha battuto la concorrenza
Il gioco di Martin Ang ha avuto la meglio su Cozy Stickerville di Corey Konieczka e su Morty Sorty Magic Shop di Markus Slawitscheck, imponendosi come il vincitore del prestigioso premio tedesco, giunto ormai alla sua 47ª edizione. Si tratta solo del quarto gioco a tema linguistico a vincere lo Spiel des Jahres, dopo Barbarossa, Codenames e Just One.
Con questa vittoria si chiude anche un ciclo: per tre anni di fila il premio era andato a giochi cooperativi, da Dorfromantik: Il gioco da tavolo a Sky Team fino a Bomb Busters nel 2025. Dito! / JinxO segna quindi un cambio di rotta verso un genere diverso, quello del party game puro.
C’è poi un valore simbolico non da poco: Martin Ang, designer originario dell’Indonesia, è solo il secondo autore asiatico a vincere il premio, dopo il successo di Hisashi Hayashi con Bomb Busters l’anno precedente. Durante il suo discorso di ringraziamento, Ang ha dedicato la vittoria ai sostenitori e alle case editrici del sud-est asiatico, raccontando come il gioco sia nato dalla grande passione indonesiana per i giochi di società da giocare in compagnia.
Anche il presidente dell’associazione Spiel des Jahres, Harald Schrapers, ha sottolineato il valore di questa apertura internazionale del premio, ricordando come negli anni passati ci fossero già stati nominati da Giappone e Nuova Zelanda, ma mai un autore proveniente dall’emisfero sud salito sul palco. Schrapers si è detto fiducioso che in futuro possano arrivare candidature anche da Africa o Sud America.
Per l’editore svizzero Game Factory, che pubblica il gioco in lingua tedesca con il titolo Dito!, si tratta del primo Spiel des Jahres della propria storia, arrivato a 18 anni dalla fondazione della casa editrice.
Reiner Knizia, un traguardo mai raggiunto prima
Se la vittoria di Dito! / JinxO ha fatto notizia per la sua portata internazionale, quella di Rebirth ha invece un significato tutto personale per il suo autore. Con questo titolo, infatti, Reiner Knizia è diventato il primo designer nella storia a completare la tripletta di tutti e tre i massimi riconoscimenti dell’associazione (Spiel des Jahres, Kennerspiel des Jahres e Kinderspiel des Jahres), dopo i successi ottenuti nel lontano 2008. A Inka Brand, tra le donne, manca ancora lo Spiel des Jahres, gli altri due riconoscimenti li ha già ottenuti.
Nella categoria Kennerspiel, pensata per i giochi di complessità più elevata (ma non troppo), Rebirth ha superato la concorrenza di Boss Fighters QR di Michael Palm e Lukas Zach e di Moon Colony Bloodbath di Donald X. Vaccarino. Per l’editore tedesco Frosted Games si tratta della seconda vittoria consecutiva in questa categoria, dopo il successo dello scorso anno con la localizzazione di Endeavor: Deep Sea.
Durante il ritiro del premio, Knizia si è presentato in kilt e tartan, un omaggio all’ambientazione scozzese del gioco. Nel suo discorso ha voluto ringraziare in modo particolare i propri collaboratori storici, ribadendo quanto sia fondamentale il lavoro dei playtester nello sviluppo di un gioco: secondo Knizia, non basta l’esperienza da sola, serve mettere alla prova continuamente le proprie idee sul tavolo da gioco insieme ad altre persone. Ha inoltre riconosciuto il contributo del team grafico e del piccolo editore originale maltese Mighty Boards, sottolineando come oggi, grazie alle numerose partnership di localizzazione internazionale, la sede di un editore conti sempre meno.
Chiudendo il suo intervento, Knizia ha invitato il pubblico a non trascurare gli altri giochi finalisti, ricordando che dietro ogni candidatura c’è comunque un grande lavoro che merita di essere valorizzato e sostenuto.
Un anno di record per le candidature
Al di là dei vincitori, l’edizione 2026 ha fatto parlare di sé anche per i numeri: la giuria ha esaminato complessivamente 571 giochi, un record assoluto per il premio. Di questi, 440 titoli sono stati valutati per le categorie Spiel des Jahres e Kennerspiel, in crescita del 14% rispetto all’anno precedente.
C’è un momento, nella storia di ogni grande premio, in cui qualcuno decide di dire ad alta voce quello che tutti pensano sottovoce. Nel caso dello Spiel des Jahres, quel qualcuno è stato Bernward Thole, uno dei fondatori del premio nel lontano 1979, scomparso nel 2023. Nel 2017, quando ormai da tempo non faceva più parte della giuria, Thole aveva espresso tutto il suo scetticismo verso l’esistenza stessa del fratello minore e più “colto” dello Spiel des Jahres, il Kennerspiel des Jahres, con parole dirette, senza troppi giri diplomatici:
“In realtà non credo sia una buona idea segmentare troppo. […] Il Kennerspiel des Jahres, alla fine, chi lo trova davvero utile? Il nostro compito [della giuria dello Spiel des Jahres] è convertire i consumatori comuni al gioco: i giocatori esperti non hanno bisogno di un premio del genere. Loro ne sanno già più di noi, non serve certo fare proselitismo con chi è già un appassionato sfegatato.”
E, tanto per chiarire che non si trattava di una battuta isolata, aveva rincarato la dose:
“Perché dovremmo, da esterni, dare un ulteriore riconoscimento a chi è già un ‘freak’? Se vogliono un premio per freak, se lo facciano da soli.”
Il ragionamento di Thole, in fondo, ha una sua logica: se lo scopo dello Spiel des Jahres è avvicinare le famiglie e i giocatori occasionali al mondo del gioco da tavolo, perché la giuria dovrebbe occuparsi anche di titoli pensati per chi, nel gioco da tavolo, ci vive già immerso fino al collo? Il punto debole di questo ragionamento, però, è tutto in una premessa mai davvero verificata: che il Kennerspiel des Jahres fosse, appunto, un premio per esperti.
Cosa dice davvero chi il premio lo ha creato (il Kennerspiel des Jahres, non lo Spiel des Jahres)
A smontare questa premessa ci pensano proprio le voci interne all’associazione. Tom Felber, ex presidente dello Spiel des Jahres, ha descritto il pubblico del Kennerspiel des Jahres come:
„Spieler, die bereits über längere Zeit Erfahrungen mit Brettspielen gesammelt haben und mehr Herausforderung suchen”
ovvero giocatori che hanno già una certa esperienza alle spalle e cercano qualcosa di più impegnativo rispetto ai titoli premiati dallo Spiel des Jahres classico. “Più impegnativo”, però, non è affatto sinonimo di “per esperti” — ed è proprio questo il punto chiarito, in modo ancora più netto, da Udo Bartsch, altro membro storico della giuria. Nel 2015, in occasione del quinto compleanno del premio, Bartsch ha scritto senza mezzi termini:
“Quello che il Kennerspiel des Jahres non è e non vuole essere: un premio per esperti. Un riconoscimento che dovrebbe offrire orientamento è superfluo per tutti coloro che se ne intendono già benissimo e hanno una visione d’insieme del mercato, e che quindi sanno orientarsi da soli. Agli esperti non c’è bisogno di raccomandare nulla, perché loro sono – esperti.”
Bartsch spiega che il pubblico reale del Kennerspiel des Jahres è una fascia intermedia: persone cresciute con lo Spiel des Jahres “generalista” che vogliono approfondire l’hobby, ma continuano a fidarsi dell’affidabilità del marchio. A questo si aggiungono altri due obiettivi dichiarati: incentivare l’uscita di titoli di qualità in un segmento di mercato spesso poco redditizio, e proteggere lo Spiel des Jahres, lasciandolo libero di restare quello che è sempre stato — un gioco eccezionale per tutti.
Anche il termine “Kennerspiel” viene chiarito da Bartsch: non è sinonimo di gioco complesso o “da matematici”, ma indica qualcosa a metà strada tra il gioco per principianti e quello per esperti — né troppo semplice, né troppo cervellotico. Un equilibrio confermato dai vincitori dei primi anni: Le Leggende di Andor, pur ponendo sfide non banali, resta accessibile grazie a un tutorial ben congegnato; Broom Service richiede sì ragionamento, ma anche coraggio, intuito e un pizzico di fortuna — tutt’altro che il profilo di un gioco “per esperti incalliti”.
Messe una accanto all’altra, le parole di Felber e Bartsch raccontano quindi la stessa cosa: un premio pensato per chi vuole fare un passo avanti rispetto ai giochi più leggeri, non per chi quel passo lo ha già fatto da tempo. La paura di Thole, insomma, si basava su un equivoco terminologico più che su una reale sovrapposizione di pubblico.
Gli appassionati sfegatati si sono fatti il loro premio da soli
C’è però un altro aspetto della vicenda che merita di essere raddrizzato, e qui la questione è un po’ più sfumata di un semplice “prima” o “dopo” Thole. Chi conosce il mercato ludico sa che gli appassionati sfegatati hanno davvero creato nel tempo premi pensati su misura per loro — ma non tutti sono nati per lo stesso motivo, né nello stesso momento.
L’International Gamers Award e lo Spiel Portugal, per esempio, esistevano già ben prima che il Kennerspiel des Jahres muovesse i primi passi nel 2011: la loro nascita non ha quindi nulla a che vedere né con le dichiarazioni di Thole del 2017 né con presunte delusioni verso il ‘nuovo’ premio tedesco.
Diverso è il discorso per l’Expert Game Award, Le Diamant d’Or e il Goblin Magnifico, nati invece successivamente al Kennerspiel des Jahres — e, in parte, proprio come reazione a un premio che, agli occhi di alcuni appassionati sfegatati, non aveva mantenuto la promessa di rappresentare davvero il gioco “per intenditori”. Da qui l’esigenza, per una parte delle comunità, di crearsi un riconoscimento più marcatamente orientato a chi cerca sfide impegnative, senza compromessi verso il grande pubblico.
L’Expert Game Award belga, per esempio, racconta così la propria genesi:
“Tutto inizia nel 2015 in Belgio, dove avevamo notato, come tutti voi, la lenta evoluzione dei principali premi ludici verso titoli pensati ‘per tutta la famiglia’. Persino i premi etichettati come ‘Intenditori’ risultavano colpiti da questa epidemia evolutiva. Di fronte a queste osservazioni, abbiamo preso il coraggio e deciso di creare un premio ludico annuale per giochi che potremmo definire per giocatori esperti, che amano scervellarsi e non hanno paura di passare diverse ore attorno allo stesso tabellone di gioco.”
Anche questa “epidemia evolutiva” verso il pubblico familiare, però, regge poco alla prova dei fatti: come si è visto, il Kennerspiel des Jahres non si è mai allontanato da un target che, semplicemente, non ha mai avuto come obiettivo dichiarato quello di intercettare i giocatori esperti. La sensazione di “tradimento” che ha spinto alla nascita di premi come l’Expert Game Award nasce quindi più da un’aspettativa mal riposta che da un reale cambio di rotta del Kennerspiel des Jahres.
Una guerra che forse non c’è mai stata
Alla fine, la vicenda del Kennerspiel des Jahres racconta meno una battaglia tra “famiglie” e “appassionati sfegatati” e più un fraintendimento su cosa quel premio fosse davvero destinato a fare. Thole temeva un riconoscimento pensato per gli esperti; Felber e Bartsch descrivono invece un ponte per chi, senza essere ancora un esperto, vuole solo qualcosa di un po’ più stimolante; gli stessi appassionati sfegatati, nel frattempo, si erano in parte già organizzati per conto loro prima ancora che il dibattito nascesse, e in parte lo hanno fatto proprio a causa di quell’equivoco. Tre prospettive diverse, insomma, che parlano di tre pubblici diversi — e che, messe insieme, spiegano meglio di ogni polemica perché nel mondo dei giochi da tavolo, alla fine, c’è sempre un premio pronto per ognuno.
Quanti giochi da tavolo creati da donne sono stati selezionati nel corso degli ultimi decenni dalle giurie dei premi più rinomati? Quante donne hanno vinto?
La situazione è veramente così clamorosa e drammatica come affermato da Harald Schrapers, presidente della giuria dello Spiel des Jahres (vedasi qui), o da Elizabeth Hargrave, autrice del bestseller Wingspan (vedasi qua)?
Verifichiamolo assieme! 🙂
Iniziamo dal Goblin Magnifico, premio italiano (l’interessante storia del premio la si può trovare qui). Paese purtroppo condannato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo [sì, ‘uomo’, sic!] per portare talvolta avanti persino nei tribunali una «cultura sessista e stereotipata». Sarà così anche nel mondo dei giochi da tavolo? Speriamo di no.
Per completezza, prendiamo in considerazione tutti i nominati, non solo i vincitori.
Le nomination e il vincitore del 2026: – Ada’s Dream – Cross Bronx Expressway – Epochs: Course of Cultures – Eternal Decks – New Cold War – Railway Boom – The Old King’s Crown – Tycoon: India 1981 (vincitore)
Le nomination e il vincitore del 2025: – Asian Tigers: A Story of Prosperity – Civolution – Dune: War for Arrakis (vincitore) – Railways of the Lost Atlas – SETI: Search for Extraterrestrial Intelligence – Shackleton Base: A Journey to the Moon – Slay the Spire: The Board Game – The Other Side of The Hill
Le nomination e il vincitore del 2024: – Anunnaki: l’Alba degli Dei – Darwin’s Journey – Hegemony (vincitore) – Horseless Carriage – Stationfall – The Last Kingdom Board Game – Voidfall – Warfare: Modern Tactical Combat
Le nomination e il vincitore del 2023: – Carnegie (vincitore) – Circadians: caos e ordine – Crescent Moon – Oathsworn: Into the Deepwood – Revive, di Anna Wermlund (e altri tre autori) – Tiletum – War of the Ring: The Card Game – Woodcraft
Le nomination e il vincitore del 2022: – Ankh: Gods of Egypt – Ark Nova – Atlantic Chase – Imperial Steam (vincitore) – Messina 1347 – Oath: Chronicles of Empire and Exile – Pax Viking – Sleeping Gods
Le nomination e il vincitore del 2021: – Beyond the Sun – Faiyum – Gloomhaven: Jaws of the Lion (vincitore) – Living Planet – Nevsky – On Mars – Tainted Grail – The Cost
Le nomination e il vincitore del 2020: – Barrage (vincitore) – BIOS Origins – Crystal Palace – Pax Transhumanity – Space Gate Odyssey – Terramara, di Flaminia Brasini (e altri tre autori) – The Crew – Undaunted: Normandy
Le nomination e il vincitore del 2019: – 18Lilliput – Blackout: Hong-Kong – Detective: a modern crime boardgame – Rising Sun – Root (vincitore) – Teotihuacan – Tokyo Metro – Underwater Cities
Le nomination e il vincitore del 2018: – Aeon’s End, di Jenny Iglesias (e altri due autori) – Gaia Project – Heaven & Ale – Keyper (vincitore) – Noria, di Sophia Wagner – Pulsar 2849 – Time of Crisis – Vast
Le nomination e il vincitore del 2017: – Cry Havoc (vincitore) – Great Western Trail – Pax Renaissance – Scythe – Star Wars: Rebellion – Terraforming Mars – Tragedy Looper – Tramways
Le nomination e il vincitore del 2016: – Blood Rage – Star Wars: Imperial Assault – Churchill – Food Chain Magnate (vincitore) – Mombasa – Pandemic Legacy: Season 1 – Signorie – The Voyages of Marco Polo
Le nomination e il vincitore del 2015: – Alchemists – Arkwright – Castles of Mad King Ludwig – KanBan – Panamax – Patchistory – The Golden Ages – Wir Sind Das Volk (vincitore)
Su 96 giochi (nomination e vincitori) in 12 edizioni del Goblin Magnifico, appaiono quattro designer donna, e sono tra i candidati non vincitori: Sophia Wagner con il gioco Noria, Jenny Iglesias con il gioco Aeon’s End, Anna Wermlund con il gioco Revive, e Flaminia Brasini con Terramara. Nessuna donna ha mai vinto il premio. Questo dato, unito a quanto emerso in passato sulla composizione della giuria stessa (fortemente maschile), disegna un quadro abbastanza chiaro dello squilibrio di genere presente sia all’interno nella giuria sia tra gli autori e le autrici dei titoli selezionati.
La situazione è così eclatante anche negli altri premi?
Continuiamo con l’International Gamers Award. Il premio esiste dal 2000. Prendendo in considerazione i vincitori di ogni annata, il risultato è il seguente:
– SETI – Nucleum – Revive, di Anna Wermlund (e altri tre autori) – Carnegie – Le Rovine Perdute di Arnak, di Michaela Štachová (e il marito) – Barrage – Root – I Ragià del Gange, di Inka Brand (e il marito) – Great Western Trail – Mombasa – Sulle Tracce di Marco Polo – Russian Railroads – Terra Mystica – Trajan – 7 Wonders – Age of Industry – Le Havre – Agricola – Through the Ages – Caylus – Ticket to Ride: Europa – Saint Petersburg – Age of Steam – Puerto Rico – San Marco – I Principi di Firenze – Tikal
Su 26 giochi (i vincitori) appaiono tre designer donna: Inka Brand con I Ragià del Gange, Michaela Štachová (Mín) con Le Rovine Perdute di Arnak, e Anna Wermlund con il gioco Revive. Anche in questo caso si nota un evidente squilibrio di genere. C’è tuttavia da chiedersi se dal 2018 (con la vittoria de I Ragià del Gange) ci sia stato un cambiamento di rotta. Nelle ultime 8 edizioni, hanno vinto in 3 occasioni delle donne.
– Ada’s Dream – SETI – Darwin’s Journey – Marrakesh – Ark Nova – Beyond the Sun – Crystal Palace – Underwater Cities – Gaia Project – Great Western Trail – Mombasa
Su 11 giochi (i vincitori), zero designer donna. Allargando il discorso alle nomination (88 giochi in totale con i vincitori), troviamo tre designer donna: Flaminia Brasini con 5 giochi (Lorenzo il Magnifico, Coimbra, Terramara, Alma Mater, Golem), Stefania Niccolini con Railroad Revolution, e Anna Wermlund con 2 giochi (Revive e Recall). Parliamo del doppio dei titoli con delle donne come autrici, rispetto alla selezione del Goblin Magnifico.
Su 11 giochi (i vincitori), zero designer donna. Allargando il discorso ai migliori 4 giochi di ogni anno (44 giochi in totale con i vincitori), troviamo una designer donna: Connie Vogelmann con Apiary.
Passiamo ora ai premi pensati per il grande pubblico e vediamo se anche in questo ambito la situazione resta invariata, come affermato da Harald Schrapers, presidente della giuria dello Spiel des Jahres, ed Elizabeth Hargrave, autrice del bestseller Wingspan.
La lista dei vincitori del premio Gioco dell’Anno in Italia:
– Botanicus – Pianeti Sconosciuti – Challengers – Le Cronache di Avel – My City – Kill the Unicorns – El Dorado – Flamme Rouge – Kingdomino – Pozioni Esplosive – Colt Express – Il Piccolo Principe – Augustus
Su 13 giochi (i vincitori), zero designer donna. Allargando il discorso ai finalisti di ogni annata (65 giochi in totale con i vincitori), troviamo una designer donna: Inka Brand con La Boca.
– Toy Battle – Odin – Trio – Akropolis – 7 Wonders: Architects – MicroMacro: Crime City – Orifiamma – The Mind – Azul – Unlock, di Alice Caroll (e altri due autori) – Mysterium – Colt Express – Concept – Le Leggende di Andor – Takenoko – Skull & Roses – Duplik, di Amanda Kohout (e il marito) – Dixit – Marrakech – Streghe Volanti – Time’s Up
Su 21 giochi (i vincitori), abbiamo due designer donna: Alice Carroll con Unlock e Amanda Kohout con Duplik.
Infine, nello Spiel des Jahres, premio tedesco che esiste dal 1979, abbiamo 7 designer donna, analizzando sia i vincitori che i nominati di tutte le annate: Dorothy Garrels con Scotland Yard (gioco vincitore nel 1983), Suzanne Goldberg con Sherlock Holmes Consulente Investigativo (gioco vincitore nel 1985), Karen Seyfarth con Thurn und Taxis (gioco vincitore nel 2006), Amanda Kohout con Duplik (tra le nomination del 2010), Susan McKinley Ross con Qwirkle (gioco vincitore nel 2011), Daniela Stöhr con Pictures (gioco vincitore del 2020), Annick Lobet con Zombie Teenz Evolution (tra le nomination del 2021).
Nel Kennerspiel des Jahres, invece, esistente dal 2011, abbiamo 4 designer donna: Inka Brand con Village (gioco vincitore nel 2012) ed Exit (gioco vincitore nel 2017), Elizabeth Hargrave con Wingspan (gioco vincitore nel 2019), Michaela Štachová con Le Rovine Perdute di Arnak (tra le nomination del 2021), e Ruth Veevers con Cryptid (tra le nomination del 2022).
Quindi, che dire? Harald Schrapers probabilmente affermava il vero, come pure qualche anno prima Elizabeth Hargrave. Considerando che sia le donne che gli uomini giocano volentieri e, rispetto alla popolazione totale, giocano in percentuali analoghe ai giochi da tavolo, questa disparità all’interno delle giurie e tra gli autori lascia alquanto perplessi e pone vari quesiti che rimangono aperti. Le case editrici, le riviste ludiche, i festival del gioco, i e le content creator, le comunità di giocatori e giocatrici, le associazioni ludiche, i premi e i membri delle giurie, ecc. stanno facendo abbastanza in merito a questo anomalo squilibrio di genere? Come mai esiste una tale disparità? Cosa si può fare in merito? Bisogna fare qualcosa in merito?
Quanto difficile e ostica da affrontare sia la questione lo si può evincere ad esempio da questo video (non specifico sui giochi da tavolo), dallo stimolante canale di Lucy:
P.S.:
Ricapitolando, le autrici presenti in ordine alfabetico:
Brand Inka
Brasini Flaminia
Carroll Alice
Garrels Dorothy
Goldberg Suzanne
Håkansson Nina
Hargrave Elizabeth
Iglesias Jenny
Kohout Amanda
Lobet Annick
McKinley Ross Susan
Niccolini Stefania
Seyfarth Karen
Štachová Michaela
Stöhr Daniela
Veevers Ruth
Vogelmann Connie
Wagner Sophia
Wermlund Anna
I giochi menzionati in ordine di gradimento sulla classifica generale di BoardGameGeek:
Harald Schrapers, presidente della giuria dello Spiel des Jahres, in un’intervista del 13 maggio 2026 apparsa su brettspielministerium.de, ha detto qualcosa di molto interessante e preoccupante allo stesso tempo:
“È importante fare di più affinché ci siano giochi di autrici. Dei titoli presentati alla giuria per lo ‘Spiel des Jahres’ e il ‘Kennerspiel des Jahres’ di quest’anno [i titoli usciti nel 2025-2026, più di 500], il 2,3% proviene da autrici e il 94,3% da autori, il resto da team misti. Si tratta di una sproporzione eclatante. Su come convincere in particolare gli editori a cambiare questa situazione, al momento non ho una ricetta miracolosa.”
Sempre lui, Harald Schrapers, in un’intervista del 18 maggio 2026 apparsa su kulturgutspiel.de, ha aggiunto la seguente importante riflessione:
“Per me è importante anche la diversità all’interno della giuria [dello Spiel des Jahres]. Tuttavia, non è così facile da realizzare. Il gioco da tavolo ha in Germania e in Europa una storia molto bianca e maschile. Ma questo non deve essere una scusa per non cambiare nulla. Quando sono entrato in giuria nel 2017, c’era una sola donna. Oggi sono cinque – ancora troppo poche, ma dimostra che i cambiamenti sono possibili.”
Di fronte a simili affermazioni di Harald Schrapers, sorge spontanea la domanda: e le altre giurie, come sono messe?
Il Goblin Magnifico in Italia ha 1 donna su 19 giurati. Il 5% dei membri.
Il Diamant d’Or in Francia ha 7 donne su 22 giurati. Il 32% dei membri.
L’International Gamers Award (giurati provenienti da tutto il globo) ha 7 donne su 22 giurati. Il 32% dei membri.
Lo Spiel Portugal in Portogallo ha 1 donna su 11 giurati. Il 9% dei membri.
L’Expert Game Award in Belgio ha 1 donna su 5 giurati. Il 20% dei membri.
(Nel 2025 c’erano 5 donne su 9 giurati. Il 56% dei membri, quindi la giuria era a maggioranza femminile).
Il Gioco dell’Anno in Italia ha 3 donne su 9 giurati. Il 33% dei membri.
Lo Spiel des Jahres in Germania ha 5 donne su 14 giurati. Il 36% dei membri.
La situazione è soddisfacente? Si potrebbe fare di meglio? Si dovrebbe fare di meglio? Harald Schrapers, con coraggio e onestà, ha già espresso la sua in merito.
Ogni anno gli utenti del più importante sito dedicato ai giochi da tavolo, vale a dire BoardGameGeek, votano i migliori giochi usciti nell’anno in corso.
Ecco quali sono stati i vincitori tra i titoli del 2025:
Nel gennaio 2023, la rivista francese Plato ha affrontato questa domanda con rigore e curiosità, intervistando i giurati di sette tra i più importanti premi ludici europei e americani attivi all’epoca. A tre anni di distanza, alcune delle voci citate non fanno più parte delle rispettive giurie — tra cui Bernhard Löhlein, allora portavoce dello Spiel des Jahres, e Paolo Cupola, ai tempi rappresentante del Gioco dell’Anno — ma le riflessioni che emergono dall’articolo restano di straordinaria attualità. Vale la pena rileggere quel dibattito con gli occhi di oggi.
Il miglior gioco per chi?
La prima domanda è apparentemente semplice ma nasconde una complessità enorme: cosa significa “miglior gioco dell’anno”?
Non esiste un gioco che sia oggettivamente il migliore. Lo ha sottolineato già nel 2023 Bernhard Löhlein, allora portavoce dello Spiel des Jahres, evidenziando come il premio riflettesse la prospettiva specifica dei suoi giurati — in termini di numero di giocatori, esperienza, contesto. Il concetto stesso di “miglior gioco dell’anno” è troppo astratto per essere definito in modo univoco, e le nomination bisogna considerararle importanti quanto i premi stessi (i giochi raccomandati, non solo i vincitori).
Ogni premio ha una sua identità precisa: lo Spiel des Jahres punta ai giochi accessibili al grande pubblico, il Diamant d’Or si concentra sui giochi “in stile tedesco” (con meccaniche più profonde), l’International Gamers Award premia i giochi multiplayer testati nel tempo. Il Gioco dell’Anno italiano, nato nel contesto del Lucca Comics and Games, valorizza il potenziale culturale del gioco come strumento sociale.
I premi “per appassionati” vs. i premi “per tutti”
L’articolo di Plato distingue chiaramente tra due grandi famiglie di premi:
I premi “per tutti”, come lo Spiel des Jahres e l’As d’Or, che cercano di raggiungere il grande pubblico e privilegiano originalità, leggibilità delle regole e accessibilità.
I premi “per appassionati”, che si affidano di più ai gusti personali dei giurati. Come ha detto Dimitri Perrier, co-fondatore del Diamant d’Or: “Non volevamo mescolare tutto per evitare conflitti di gusto — ognuno vota per il genere che preferisce.”
La soggettività: nemica o alleata?
Quando un giurato vota, quanto conta il suo gusto personale? La risposta, già nel 2023, è stata onesta: moltissimo, anche quando si cerca di arginare la soggettività con metodi matematici.
Il Gioco dell’Anno adotta un sistema a criteri espliciti — produzione, tema, meccaniche — ma il piacere di gioco pesa comunque. L’As d’Or costruisce dei database prima di arrivare a una selezione. L’International Gamers Award si affida a un sistema matematico elaborato da un professore universitario — il voto singolo trasferibile — progettato per minimizzare le anomalie e impedire manipolazioni.
L’American Tabletop Awards adotta invece un sistema di classificazione. Eric Yurko, suo rappresentante, apprezza che il sistema permetta di non escludere un titolo quando non si ha ancora un’opinione formata in merito.
Il consenso di gruppo: una soluzione?
Tutti i premi cercano, in modi diversi, di trasformare le soggettività individuali in una valutazione collettiva più equilibrata. La composizione della giuria è cruciale: servono persone con gusti diversi, ludotecari ed esperti, appassionati e talvolta anche neofiti.
Marie Serrano, giurata del Diamant d’Or, ha paragonato il problema a quello delle elezioni presidenziali: certi sistemi di voto riducono le polarizzazioni e danno una visione più fedele delle preferenze reali. Nicolas Maréchal, allora nella giuria dell’As d’Or, ha aggiunto: “La buona selezione è quella che crea frustrazione uguale per tutti i giurati. Nessun membro avrebbe scelto quegli stessi dodici titoli.”
Le critiche ai premi: sport nazionale (da sempre)
Ogni volta che viene annunciato un vincitore, fioccano le polemiche. Era così nel 2023, ed è ancora così oggi. I giurati la prendono di norma con filosofia: fa parte del gioco. Paolo Cupola, rappresentante della giuria del Gioco dell’Anno all’epoca dell’articolo, ha osservato che alcune critiche nascono da una incomprensione degli obiettivi del premio: un gioco che non vince non è necessariamente un gioco brutto, rappresenta semplicemente qualcosa che non rientra nei criteri di quella specifica giuria in quel momento.
Eva Szarzynski, giurata dell’As d’Or, ha notato che il consenso genera per definizione frustrazioni — prima per i giurati stessi, poi per il pubblico — ma che è proprio questo processo collettivo a garantire che emergano giochi capaci di raccogliere un consenso ampio.
Una riflessione che non invecchia
Eric Yurko ha chiuso l’articolo con parole che, a tre anni di distanza, suonano ancora perfette: “L’idea che un gioco possa essere oggettivamente il migliore dell’anno è quasi ridicola. Adoro questa soggettività. Per me è la forza della critica.”
I premi ludici non sono — e non possono essere — verdetti assoluti. Sono istantanee di una comunità, di un momento, di un insieme di sguardi che cercano di raccontare il meglio di un anno di giochi. Le giurie cambiano, le persone cambiano, i criteri evolvono. Ma il dibattito sulla soggettività resta, vivace e necessario come sempre.
La prossima volta che il vostro gioco preferito non vince lo Spiel des Jahres… forse è semplicemente che appartiene a un altro target. E va benissimo così.
Fonte e approfondimento:
Unt’ Margaria, “Pour valoir ce que de droit. La place de la subjectivité dans les prix ludiques”, in: Plato Magazine, n° 152, Janvier/Février 2023, pp. 60-64.
P.S.:
A proposito di critiche ai premi come “sport nazionale”, nel libro Das moderne Brettspiel del 2025, uno dei co-fondatori dello Spiel des Jahres, Tom Werneck (una vera leggenda in ambito ludico), ha persino messo in dubbio l’indipendenza dell’attuale giuria dello Spiel des Jahres, famosa per il suo costante lavoro di qualità:
“La denominazione di premio della critica chiarisce esplicitamente che si tratta dell’opinione soggettiva e individuale aggregata di singoli critici, dei quali però ce ne sono sempre meno e che vengono progressivamente sostituiti da blogger o produttori di video, i quali finanziano spesso le loro produzioni o siti web tramite pubblicità o sponsorizzazioni. Questo mette in discussione la qualità fondamentale della giuria, ovvero se essa decida ancora in modo indipendente da influenze esterne, in particolare dall’industria del gioco e dal commercio al dettaglio.”
Comunicare tramite social media (Facebook, Instagram, TikTok, X, ecc.), canali YouTube, siti e/o blog con pubblicità e/o sponsorizzazioni, solleva qualche legittima domanda sull’indipendenza d’opinione (comunque soggettiva) di qualsiasi giuria di critici. Simili dibattiti fanno parte della realtà, da sempre. Il lavoro dei giurati non è mai stato semplice né grato. Bisogna tenerne conto.
Un titolo di nicchia, una vittoria a sorpresa, e qualche domanda aperta sul futuro
Il premio Goblin Magnifico ha emesso il suo verdetto: quest’anno la giuria di esperti ha incoronato Tycoon: India 1981, un gestionale economico impegnativo firmato dall’autore indiano Sidhant Chand e pubblicato da Zenwood Games, casa editrice fondata dallo stesso autore. Complimenti al vincitore!
Una scelta che ha sorpreso più di qualcuno, a partire dai numeri: su BoardGameGeek il titolo conta oggi poco più di 300 voti — una cifra molto contenuta per gli standard del sito — e nella classifica generale si colloca oltre il 5’000° posto. Per fare un confronto, The Old King’s Crown, che molti davano come favorito, ha già superato i 3’000 voti e si trova vicino al 700° posto.
Proprio sulla sfida interna alla giuria si è espresso uno dei suoi membri:
“The Old King’s Crown ha ricevuto non pochi voti, infatti erano molto vicini 3 giochi come vincitori: Old King’s, Cross Bronx ed appunto Tycoon.” — Pigro (26 maggio 2026), membro della giuria del Goblin Magnifico
Una finale tiratissima, dunque. E una vittoria che premia un gioco genuinamente originale, capace di distinguersi in un panorama sempre più affollato.
Un titolo apprezzato dalla giuria… con qualche caveat
I giurati del Goblin Magnifico sono in genere affidabili e credibili nei loro giudizi, e il riconoscimento a Tycoon: India 1981 va certamente letto come un apprezzamento per le qualità del titolo: elementi di originalità sempre più rari da trovare nel mercato odierno. Il titolo in sé, tuttavia, essendo una produzione indipendente, mostra qualche inevitabile sbavatura, a detta della giuria stessa. Uno dei membri, ad esempio, sul forum della Tana, dopo la terza partita, ha scritto:
“Purtroppo una serie di incastri molto propizi per uno dei 4 al tavolo (e il suo ottimo gioco) ha sbilanciato molto le cose in suo favore e ci ha distrutto quasi senza appello già a 2/3 di partita. Con i giochi speculativi e di aste come questi può succedere, per me rimane un gran bel titolo. Promosso.” — pennuto77 (23 luglio 2025), voto 8/10
La nota sul bilanciamento non è isolata. Anche su BoardGameGeek alcuni giocatori di esperienza hanno sollevato osservazioni simili. Un giocatore tedesco, ad esempio, ha scritto:
“Il design è piacevole e anche l’idea delle due fasi di punteggio è interessante. Ma ora il grande problema: il gioco è pesantemente sbilanciato, specialmente le carte missione. Inoltre le azioni possono essere molto limitate in certe situazioni, e ci si ritrova a non poter fare nulla di significativo senza riuscire a recuperare.” — Grintus (ottobre 2023), voto 6.3/10
E ancora, da un giocatore norvegese:
“Un gioco economico snello e assolutamente brutale, incentrato sulla costruzione di industrie, l’acquisto di azioni e la gestione di valute diverse. Alcuni problemi di bilanciamento e il problema del leader che scappa via hanno impedito al gioco di ottenere un punteggio migliore.” — VeStil (settembre 2025), voto 5/10
Cosa ci riserva il futuro?
Dopo l’annuncio della vittoria, Tycoon: India 1981 non è comparso tra le hotness di BoardGameGeek — un segnale che lascia intendere come la visibilità del titolo resti per ora circoscritta a una cerchia appassionata. Il gioco è di nicchia, difficile da reperire, e la sua traiettoria sui principali database del settore non suggerisce un’esplosione imminente di popolarità.
Eppure, la vittoria di un gestionale indiano — firmato da un autore e una casa editrice indipendenti — al Goblin Magnifico è di per sé una notizia che vale la pena di raccontare. E le domande aperte sul bilanciamento rendono il tutto ancora più interessante da seguire: riuscirà il gioco a consolidarsi nel tempo come un classico di nicchia, o resterà un’affascinante parentesi?
Il tempo, come sempre, darà la sua risposta. Affaire à suivre.
Lo Spiel des Jahres è il premio di giochi da tavolo più rinomato al mondo, in grado di spostare gli equilibri del mercato ludico, non solo in Germania, ma in tutto il globo.
Quest’anno la giuria del premio ha selezionato i seguenti titoli, legati allo scorso anno ludico, meritevoli di particolare attenzione:
Cozy Stickerville, di Corey Konieczka (un gioco con adesivi da incollare ovunque)
Dito!, di Martin Ang (un gioco di associazione parole)
Per chi è interessato ai pesi massimi, infine, la giuria di esperti dello Spiel Portugal ha selezionato i seguenti titoli, come i migliori del 2025, papabili alla vittoria finale all’interno del loro premio:
Da ormai più di 10 anni la giuria del premio belga Expert Game Award analizza ed esprime un suo parere sui migliori giochi da tavolo impegnativi delle annate in corso.
Quest’anno il loro verdetto sui giochi del 2025 è stato il seguente:
Speakeasy (il nuovo gioco di Vital Lacerda, noto autore portoghese)
Keyside (ennesimo titolo dell’accattivante serie Key di Richard Breese)
Un premio che vale sicuramente la pena tenere sott’occhio per capire cosa c’è di valido durante le annate in corso, in particolar modo se si apprezzano eurogames competitivi di un certo peso.
Le ludoteche e le associazioni di giochi da tavolo svizzere hanno sancito i seguenti vincitori nell’ambito dello Swiss Gamers Award, tra i titoli più meritevoli del 2025 (e in parte fine 2024).
In Italia, invece, la giuria del Goblin Magnifico, specializzata in giochi da tavolo particolarmente corposi e impegnativi, ha selezionato gli 8 titoli più meritevoli del 2025, dal loro punto di vista. Il vincitore verrà annunciato come di consueto a Play Bologna a fine maggio. Ecco la lista dei pretendenti alla vittoria finale, in ordine prettamente casuale: