C’è un momento, nella storia di ogni grande premio, in cui qualcuno decide di dire ad alta voce quello che tutti pensano sottovoce. Nel caso dello Spiel des Jahres, quel qualcuno è stato Bernward Thole, uno dei fondatori del premio nel lontano 1979, scomparso nel 2023. Nel 2017, quando ormai da tempo non faceva più parte della giuria, Thole aveva espresso tutto il suo scetticismo verso l’esistenza stessa del fratello minore e più “colto” dello Spiel des Jahres, il Kennerspiel des Jahres, con parole dirette, senza troppi giri diplomatici:
“In realtà non credo sia una buona idea segmentare troppo. […] Il Kennerspiel des Jahres, alla fine, chi lo trova davvero utile? Il nostro compito [della giuria dello Spiel des Jahres] è convertire i consumatori comuni al gioco: i giocatori esperti non hanno bisogno di un premio del genere. Loro ne sanno già più di noi, non serve certo fare proselitismo con chi è già un appassionato sfegatato.”
E, tanto per chiarire che non si trattava di una battuta isolata, aveva rincarato la dose:
“Perché dovremmo, da esterni, dare un ulteriore riconoscimento a chi è già un ‘freak’? Se vogliono un premio per freak, se lo facciano da soli.”
Il ragionamento di Thole, in fondo, ha una sua logica: se lo scopo dello Spiel des Jahres è avvicinare le famiglie e i giocatori occasionali al mondo del gioco da tavolo, perché la giuria dovrebbe occuparsi anche di titoli pensati per chi, nel gioco da tavolo, ci vive già immerso fino al collo? Il punto debole di questo ragionamento, però, è tutto in una premessa mai davvero verificata: che il Kennerspiel des Jahres fosse, appunto, un premio per esperti.
Cosa dice davvero chi il premio lo ha creato (il Kennerspiel des Jahres, non lo Spiel des Jahres)
A smontare questa premessa ci pensano proprio le voci interne all’associazione. Tom Felber, ex presidente dello Spiel des Jahres, ha descritto il pubblico del Kennerspiel des Jahres come:
„Spieler, die bereits über längere Zeit Erfahrungen mit Brettspielen gesammelt haben und mehr Herausforderung suchen”
ovvero giocatori che hanno già una certa esperienza alle spalle e cercano qualcosa di più impegnativo rispetto ai titoli premiati dallo Spiel des Jahres classico. “Più impegnativo”, però, non è affatto sinonimo di “per esperti” — ed è proprio questo il punto chiarito, in modo ancora più netto, da Udo Bartsch, altro membro storico della giuria. Nel 2015, in occasione del quinto compleanno del premio, Bartsch ha scritto senza mezzi termini:
“Quello che il Kennerspiel des Jahres non è e non vuole essere: un premio per esperti. Un riconoscimento che dovrebbe offrire orientamento è superfluo per tutti coloro che se ne intendono già benissimo e hanno una visione d’insieme del mercato, e che quindi sanno orientarsi da soli. Agli esperti non c’è bisogno di raccomandare nulla, perché loro sono – esperti.”
Bartsch spiega che il pubblico reale del Kennerspiel des Jahres è una fascia intermedia: persone cresciute con lo Spiel des Jahres “generalista” che vogliono approfondire l’hobby, ma continuano a fidarsi dell’affidabilità del marchio. A questo si aggiungono altri due obiettivi dichiarati: incentivare l’uscita di titoli di qualità in un segmento di mercato spesso poco redditizio, e proteggere lo Spiel des Jahres, lasciandolo libero di restare quello che è sempre stato — un gioco eccezionale per tutti.
Anche il termine “Kennerspiel” viene chiarito da Bartsch: non è sinonimo di gioco complesso o “da matematici”, ma indica qualcosa a metà strada tra il gioco per principianti e quello per esperti — né troppo semplice, né troppo cervellotico. Un equilibrio confermato dai vincitori dei primi anni: Le Leggende di Andor, pur ponendo sfide non banali, resta accessibile grazie a un tutorial ben congegnato; Broom Service richiede sì ragionamento, ma anche coraggio, intuito e un pizzico di fortuna — tutt’altro che il profilo di un gioco “per esperti incalliti”.
Messe una accanto all’altra, le parole di Felber e Bartsch raccontano quindi la stessa cosa: un premio pensato per chi vuole fare un passo avanti rispetto ai giochi più leggeri, non per chi quel passo lo ha già fatto da tempo. La paura di Thole, insomma, si basava su un equivoco terminologico più che su una reale sovrapposizione di pubblico.
Gli appassionati sfegatati si sono fatti il loro premio da soli
C’è però un altro aspetto della vicenda che merita di essere raddrizzato, e qui la questione è un po’ più sfumata di un semplice “prima” o “dopo” Thole. Chi conosce il mercato ludico sa che gli appassionati sfegatati hanno davvero creato nel tempo premi pensati su misura per loro — ma non tutti sono nati per lo stesso motivo, né nello stesso momento.
L’International Gamers Award e lo Spiel Portugal, per esempio, esistevano già ben prima che il Kennerspiel des Jahres muovesse i primi passi nel 2011: la loro nascita non ha quindi nulla a che vedere né con le dichiarazioni di Thole del 2017 né con presunte delusioni verso il ‘nuovo’ premio tedesco.
Diverso è il discorso per l’Expert Game Award, Le Diamant d’Or e il Goblin Magnifico, nati invece successivamente al Kennerspiel des Jahres — e, in parte, proprio come reazione a un premio che, agli occhi di alcuni appassionati sfegatati, non aveva mantenuto la promessa di rappresentare davvero il gioco “per intenditori”. Da qui l’esigenza, per una parte delle comunità, di crearsi un riconoscimento più marcatamente orientato a chi cerca sfide impegnative, senza compromessi verso il grande pubblico.
L’Expert Game Award belga, per esempio, racconta così la propria genesi:
“Tutto inizia nel 2015 in Belgio, dove avevamo notato, come tutti voi, la lenta evoluzione dei principali premi ludici verso titoli pensati ‘per tutta la famiglia’. Persino i premi etichettati come ‘Intenditori’ risultavano colpiti da questa epidemia evolutiva. Di fronte a queste osservazioni, abbiamo preso il coraggio e deciso di creare un premio ludico annuale per giochi che potremmo definire per giocatori esperti, che amano scervellarsi e non hanno paura di passare diverse ore attorno allo stesso tabellone di gioco.”
Anche questa “epidemia evolutiva” verso il pubblico familiare, però, regge poco alla prova dei fatti: come si è visto, il Kennerspiel des Jahres non si è mai allontanato da un target che, semplicemente, non ha mai avuto come obiettivo dichiarato quello di intercettare i giocatori esperti. La sensazione di “tradimento” che ha spinto alla nascita di premi come l’Expert Game Award nasce quindi più da un’aspettativa mal riposta che da un reale cambio di rotta del Kennerspiel des Jahres.
Una guerra che forse non c’è mai stata
Alla fine, la vicenda del Kennerspiel des Jahres racconta meno una battaglia tra “famiglie” e “appassionati sfegatati” e più un fraintendimento su cosa quel premio fosse davvero destinato a fare. Thole temeva un riconoscimento pensato per gli esperti; Felber e Bartsch descrivono invece un ponte per chi, senza essere ancora un esperto, vuole solo qualcosa di un po’ più stimolante; gli stessi appassionati sfegatati, nel frattempo, si erano in parte già organizzati per conto loro prima ancora che il dibattito nascesse, e in parte lo hanno fatto proprio a causa di quell’equivoco. Tre prospettive diverse, insomma, che parlano di tre pubblici diversi — e che, messe insieme, spiegano meglio di ogni polemica perché nel mondo dei giochi da tavolo, alla fine, c’è sempre un premio pronto per ognuno.
