Perché in base al mio vissuto l’hobby del gioco da tavolo è qualcosa di legato (anche) al mondo femminile.
Personalmente gioco da quando sono bambino. E ho sempre giocato con donne, fin dal principio.
Mia madre è svizzero-tedesca e quindi giocare con i figli era qualcosa di normale, culturalmente e socialmente accettato. Da piccolo giocavo con mia madre e mia sorella (che ha due anni in meno di me). È mia madre che mi ha insegnato a giocare a Il Labirinto Magico, Scotland Yard, Rummikub, ecc. Con mia sorella gioco tutt’oggi, quando capita, ad eurogames di qualsiasi peso. In estate, ai tempi, mi ricordo che io e mia sorella andavamo a casa di amiche (una famiglia con tre figlie femmine). Anche là, con la madre (svizzero-tedesca) e le tre figlie, si giocava spesso e volentieri a giochi da tavolo tutti insieme. È lì che mi hanno insegnato a giocare a Catan, ad esempio. Pure quando andavamo in vacanza da mia nonna a Zurigo, mi ricordo lo scaffale dedicato ai giochi da tavolo, da fare con mio zio (solo quattro anni più grande di me), mia nonna, mia sorella e il sottoscritto. È grazie a mia nonna se ho conosciuto titoli come Sagaland (di Alex Randolph), Hol’s der Geier (sempre di Alex Randolph), Ave Caesar, El Grande (di Kramer e Ulrich), ecc. Grazie nonna! Mitica! 🙂
Ho veramente dei bei ricordi d’infanzia legati ai giochi (eurogames in stile Spiel des Jahres). Molti dei quali legati alle donne, che mi hanno di fatto introdotto in questa affascinante realtà e spiegato vari titoli particolarmente accattivanti. Non ho insomma mai percepito, quando ero bambino, l’hobby del gioco da tavolo come una prerogativa maschile, anzi, ho sempre vissuto il gioco da tavolo come qualcosa in grado di unire maschi e femmine, come pure generazioni diverse, in un momento di sana e piacevole convivialità.
Un simile aspetto non emergeva durante le attività sportive svolte da me in fase adolescenziale. Praticando calcio, pallacanestro, unihockey, si giocava in squadre maschili, con maschi e femmine separati (lo si fa tuttora). Nei giochi da tavolo la realtà – nel mio vissuto quotidiano – era diversa, di inclusione e unità.
Quando dopo gli studi universitari effettuati a Zurigo sono rientrato in Ticino, ho iniziato a frequentare l’associazione Giochintavola (prima ancora che nascesse ufficialmente). In quel contesto, non ho fatto molto caso alla questione di genere. Bisogna dire che in origine eravamo pochi (massimo una decina), in prevalenza uomini. Il nostro sito esiste grazie a una donna che si è proposta di crearlo. L’arrivo di nuove figure femminili non l’ho mai percepito come qualcosa di anomalo, anzi, come qualcosa di auspicabile per rendere la nostra associazione sempre più eterogenea e accogliente nei confronti di chiunque.
Giocando su BoardGameArena, non mi ha mai sorpreso avere avversarie donne molto forti e in grado di darmi filo da torcere. Quando sono diventato numero uno sulla piattaforma nel ranking del gioco “Expedition: Northwest Passage”, ho dovuto battere una donna francese, ai tempi numero 1 nel ranking, che mi aveva sconfitto in più di un’occasione, prima che riuscissi a sconfiggerla e superarla diventando numero 1 (non amando il sistema Elo, ho poi abbandonato simili sfide, e sono tornato a giocare per divertirmi, stare in compagnia e fare due risate).
Da noi in associazione, il torneo svolto a Lugano di Terraforming Mars è stato vinto da una donna. E nessuno l’ha mai visto come un’anomalia, ma come la normalità. È una persona che ci massacra regolarmente sia a Terraforming Mars che ad Ark Nova, come pure a SETI. 😀
Devo dire che tutt’oggi non mi considero nerd, sebbene abbia una conoscenza approfondita dell’hobby del gioco da tavolo. Non ho in collezione titoli con ambientazioni fantasy o fantascientifiche (a livello culturale tipiche della geek masculinity degli anni ’80 e ’90 del secolo scorso), tranne forse qualche eccezione; non ho mai giocato a Warhammer (giochi di miniature con eserciti), né a giochi di carte collezionabili come Magic: The Gathering, e raramente mi sono affacciato al mondo dei wargames (realtà storicamente, culturalmente e socialmente legata decisamente più agli uomini che alle donne) e dei suoi derivati come il gioco di ruolo Dungeons & Dragons. Non mi sono nemmeno mai sentito particolarmente goblin, nonostante abbia un account sul sito della Tana dei Goblin da più di 15 anni (parliamo della community più grande d’Italia legata ai giochi da tavolo, di carte e di ruolo). In cuor mio ho sempre sperato cambiassero nome all’associazione (pura utopia), scegliendo qualcosa di più universale e al passo con i tempi (non accadrà, forse giustamente, mai; BoardGameGeek tuttavia ha avuto il coraggio di cambiare logo nel tempo: dall’avere un ragazzo maschio geek sono passati a qualcosa in cui tutti possono identificarsi più facilmente). Fatto sta che – tornando a noi – personalmente sono cresciuto giocando eurogames e sono rimasto affezionato a quella realtà inclusiva e aperta a chiunque.
Ho visto con molto piacere, nel corso degli anni, l’arrivo – sul mercato – di giochi da tavolo con ambientazioni naturali e legate agli animali (un tempo più rari o forse meno percepiti dal pubblico). Sono titoli che di norma apprezzo e gioco volentieri. Avere una maggiore scelta – in termini di ambientazioni nei giochi – reputo che sia positivo per l’inclusione di tutte e tutti.
In generale, mi auspico di vedere chiunque giocare, indipendentemente dal genere (e orientamento) sessuale e dal genere di preferenze ludiche. Condivido le parole di Elizabeth Hargrave quando dice: “Qualsiasi tipo di gioco potrebbe potenzialmente piacere a qualsiasi tipo di persona.” È effettivamente così.
Uno degli aspetti che apprezzo della nostra associazione è proprio la diversità presente. Ciò che ci unisce è la passione per i giochi da tavolo. Donne, uomini, persone non binarie, persone giovani, persone meno giovani: l’hobby del gioco da tavolo è veramente aperto a chiunque. Ed è bello che sia così.
P.S.:
Dopo aver affrontato in modo assolutamente non esaustivo la questione di genere (negli ultimi interventi) prendendo in considerazione parte della letteratura presente sul tema, alcuni contributi sul web, e la realtà presente nelle giurie come pure tra gli autori e le autrici (approfondimenti che devo dire mi hanno arricchito molto e reso più consapevole su certi fatti importanti), mi sembrava interessante aggiungere un punto di vista più personale, con tutte le sue limitatezze del caso.
Fermo restando che quelli affrontati rimangono temi molto ostici e difficili da approcciare,
auguro a tutte e tutti buon gioco, e una buona continuazione di estate.
