Le 11 motivazioni che ci portano al tavolo
Un viaggio nell’universo delle motivazioni dei giocatori, tra dati, sorprese e qualche conferma
Ci siamo mai davvero chiesti perché amiamo i giochi da tavolo? Non la risposta scontata — “perché è divertente” — ma la motivazione più profonda, quella che ci fa scegliere quel gioco e non un altro, che ci fa tornare al tavolo settimana dopo settimana, che ci fa scorrere BoardGameGeek alle undici di sera.
Una coppia di ricercatori di Quantic Foundry ci ha provato sul serio. Partendo da tecniche psicometriche consolidate e da un campione di oltre 90.000 giocatori in tutto il mondo, hanno costruito il Board Game Motivation Model: un sistema che identifica undici motivazioni distinte. I risultati sono illuminanti — e a tratti sorprendenti.
Le undici motivazioni (e cosa ci dicono davvero)
Conflitto. Alcuni giocatori amano le interazioni dirette e ostili: rubare risorse, bloccare mosse, attaccare e distruggere. La meccanica conflittuale rende il gioco più drammatico, perché nessun esito è scontato fino all’ultimo. Giochi emblematici: Diplomacy, A Game of Thrones.
Manipolazione sociale. Non battaglie sul tabellone, ma nella testa degli altri giocatori. Chi è mosso da questa motivazione ama bluffare, ingannare, persuadere. La propria arena preferita è quella della fiducia e della negoziazione. Giochi emblematici: One Night Ultimate Werewolf, The Resistance.
Strategia. Il gioco come sfida cognitiva: pianificazione, decisioni a lungo termine, complessità di regole e meccaniche intrecciate. Per questi giocatori, il tavolo è un luogo dove affilare e mettere alla prova le proprie capacità intellettuali. Giochi emblematici: Arkwright, Ora et Labora.
Scoperta. Chi è mosso dalla Scoperta è un esploratore di sistemi: segue le novità, conosce la storia dei designer, ama trovare meccaniche innovative e originali. È il giocatore che legge le anteprime di Essen già ad agosto. Giochi emblematici: Cry Havoc, Guilds of London.
Bisogno di vincere. Non basta vincere: bisogna dominare. Il margine di vittoria conta quanto la vittoria stessa. Per questi giocatori il gioco è un mezzo, e il fine è la vittoria schiacciante. All’opposto, chi qua ha un punteggio basso non si preoccupa del risultato: conta il percorso. Giochi emblematici: Scacchi, Stratego.
Immersione. Entrare in un mondo alternativo con la sua storia, la sua mitologia, i suoi personaggi. Il gioco diventa un racconto che si dispiega attorno al tavolo, una fantasia che prende vita mano a mano che si gioca. Giochi emblematici: Mansions of Madness, Lord of the Rings.
Estetica. La qualità dei componenti come parte integrante dell’esperienza: illustrazioni, miniature, grafica. Tenere in mano una pedina ben scolpita o sfogliare un manuale illustrato con cura non è un dettaglio — è già giocare. Giochi emblematici: Tokaido Deluxe, Rum & Bones.
Divertimento sociale. Il gioco da tavolo come catalizzatore di momenti condivisi: le risate, le chiacchiere, le situazioni assurde che solo certi giochi sanno creare. Il gioco in sé è quasi un pretesto — quello che conta è stare bene insieme. Giochi emblematici: Telestrations, Time’s Up!
Cooperazione. Lavorare insieme verso un obiettivo comune, senza avversari ma con compagni di squadra. Una motivazione che si intreccia naturalmente con il Divertimento sociale, perché è più facile divertirsi quando non si è tutti contro tutti. Giochi emblematici: Forbidden Desert, Burgle Bros.
Fortuna. Il piacere del dado che rotola, della carta che si rivela, dell’imprevisto che ribalta tutto. Le meccaniche casuali abbassano la barriera d’ingresso, livellano il campo tra esperti e neofiti, e generano situazioni inaspettate che amplificano il divertimento collettivo. Non è superficialità: è piacere per l’incertezza. Giochi emblematici: Zombie Dice, Quarriors!
Accessibilità. Giochi facili da imparare, facili da insegnare, aperti a tutti — bambini, nonni, amici che non hanno mai visto un meeple in vita loro. L’accessibilità non è un difetto: è un valore. È la motivazione che tiene insieme i tavoli eterogenei e rende i giochi da tavolo un linguaggio universale. Giochi emblematici: UNO, Yahtzee.
Uomini e donne: motivazioni diverse, stesso amore per il gioco
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda le differenze di genere. I dati mostrano sfumature significative — utili per capire meglio come approcciarsi al tavolo con persone diverse.

Tra i giocatori uomini, le motivazioni primarie sono molto distribuite: nessuna domina nettamente. Le più frequenti sono il Bisogno di vincere e la Scoperta — due motivazioni che ritraggono qualcuno sempre alla ricerca di nuove sfide da conquistare. Colpisce però che queste due motivazioni insieme riguardino solo circa il 24% degli uomini: la maggioranza è spinta da motivazioni variegate, a distanza ravvicinata l’una dall’altra.

Tra le giocatrici donne, invece, emergono con chiarezza due motivazioni dominanti: l’Accessibilità e il Divertimento sociale. Insieme, raccontano una visione del gioco da tavolo come strumento relazionale: qualcosa che facilita lo stare bene con gli altri, che abbassa le barriere, che include anziché escludere. Il gioco come catalizzatore di una serata riuscita, non come fine in sé.
La motivazione con la maggiore differenza di genere? Il Conflitto: proporzionalmente, è tre volte e mezzo più frequente come motivazione primaria tra gli uomini. Ma c’è un dato che sorprende: per il Bisogno di vincere, uomini e donne sono quasi identici (13% contro 12%). Le giocatrici vogliono vincere esattamente quanto i giocatori — semplicemente, hanno motivazioni ancora più forti che vengono prima.
Giovani e meno giovani: l’età cambia le priorità
I giocatori tra i 13 e i 25 anni mostrano una combinazione significativa: Bisogno di vincere e Accessibilità. Vogliono entrare velocemente nel gioco — regole semplici, curva di apprendimento bassa — per potersi concentrare subito sull’obiettivo: battere gli avversari. Un approccio diretto, orientato al risultato.

I giocatori dai 36 anni in su mostrano invece una combinazione diversa: Scoperta e Accessibilità. La Scoperta in cima alla lista è il dato più rivelatore: con l’esperienza cresce il piacere di esplorare meccaniche nuove, di capire come funziona un sistema di gioco che non si è mai incontrato prima. Il gioco diventa un processo quasi meditativo. Non sorprende che Conflitto e Manipolazione sociale siano invece in calo tra i giocatori più maturi.

Un dettaglio metodologico interessante: la ricerca mostra che il genere influenza le motivazioni di gioco molto più di quanto non faccia l’età. In altre parole, sapere se una persona è donna o uomo ci dice molto di più sulle sue motivazioni rispetto a sapere quanti anni ha. Una scoperta che dovrebbe far riflettere su come presentiamo i giochi, come li consigliamo, come organizziamo i nostri eventi.
Cosa ce ne facciamo di simili informazioni?
Conoscere le motivazioni dei giocatori non è un esercizio accademico. È uno strumento pratico per chi organizza serate di gioco, per chi gestisce una ludoteca, per chi vuole fare sentire tutti i benvenuti al tavolo.
Significa capire che la persona che non vuole giocare a Diplomacy non è una che “non capisce i buoni giochi” — magari ha semplicemente una motivazione alta in Cooperazione e bassa in Conflitto. Significa scegliere il gioco giusto per il gruppo giusto. Significa non dare per scontato che tutti vogliano vincere, o che tutti preferiscano il caos del dado alla pianificazione strategica.
I giochi da tavolo sono un universo abbastanza grande da contenere tutto questo — e tutti noi.
Fonti:
– Nick Yee, The Primary Motivations of Board Gamers: 7 Takeaways, Quantic Foundry, 27 aprile 2017
– Quantic Foundry, Board game motivation model overview of methods and model (PDF)
