Qualche tempo fa, lanciando il grido “Troppi giochi ammazzano il gioco?”, non stavamo parlando nel vuoto: la nostra denuncia si basava sulle analisi coraggiose di Gus&Co, che già nel 2025 scuoteva il settore analizzando la scelta etica di Ludonaute di fermare la produzione. Oggi quel grido è diventato un coro impossibile da ignorare, confermando che quella non era l’opinione di una voce isolata, ma un segnale d’allarme che risuona da anni.
Una profezia di dodici anni fa
Se oggi il “surriscaldamento” del mercato è sotto gli occhi di tutti, c’è chi ci aveva visto lungo già un decennio fa. Bruno Faidutti, una vera leggenda del settore, ha ricordato di aver sollevato la questione dell’eccesso di pubblicazioni già nel 2014. I numeri che porta a supporto sono implacabili: nel 2005 su BoardGameGeek venivano catalogati circa 1’500 nuovi titoli, mentre nel 2025 abbiamo superato quota 8’000 novità all’anno.
Secondo Faidutti, il vero dramma non è l’abbondanza di prodotti scadenti, ma il fatto che ci siano troppi “buoni” giochi. In questo oceano di qualità, titoli eccellenti finiscono per passare inosservati solo perché non hanno abbastanza “rumore” mediatico per emergere. La conseguenza è una “fuga in avanti” dove gli editori pubblicano a ritmi forsennati – ogni tre mesi o addirittura ogni mese – sperando di azzeccare la “hit” stagionale prima che la novità scompaia dagli scaffali.
La “confessione” di Asmodee: la vita commerciale dei giochi si restringe
A dare il colpo di grazia ai dubbi è arrivata la voce di un gigante. Julien Sharp, Managing Director di Asmodee US, ha ammesso apertamente che la profusione di uscite sta accorciando drasticamente la vita commerciale dei giochi.
Ecco la realtà che emerge dai dati di settore:
- Acquisti “meno profondi”: i negozianti, per sopravvivere, non fanno più scorte massicce. Ordinano poche copie di una novità per testare il terreno e, se non decolla subito, passano oltre.
- L’invasione dei giochi di carte collezionabili: i giochi come Lorcana o Star Wars Unlimited stanno assorbendo la maggior parte del budget e dello spazio fisico nei negozi, lasciando ai giochi da tavolo tradizionali solo le briciole.
- Il marketing precede l’esistenza: non basta più fare un buon gioco, oggi un titolo deve avere una reputazione – buzz sui social, video di influencer, voti alti su BoardGameGeek – prima ancora di arrivare in negozio. Come osserva Sharp: “Più alto è il voto, più lunga è la scia commerciale”.
Il verdetto: riprenderci il nostro tempo
Siamo finiti in una sorta di “Fast Game” sempre meno divertente, come se non bastassero già i deleteri Fast Fashion e Fast Food. Consumiamo, proviamo una volta e dimentichiamo, proiettati costantemente verso la prossima campagna Kickstarter o l’ultimo annuncio. Già nel 2015 Gus&Co teorizzava lo “Slow Gaming” come antidoto a questa frenesia: l’idea di giocare di più a ciò che già possediamo e comprare meno, ma meglio.
Il problema non è una crisi di vendite, ma una cronica mancanza di spazio: spazio fisico nei magazzini, spazio finanziario per i negozi e spazio mentale per noi giocatori. La vera sfida del futuro non sarà produrre altri diecimila titoli, ma imparare a far vivere quelli che abbiamo già.
E voi? Siete pronti a rispolverare un classico della vostra collezione o state già controllando le notifiche per il prossimo preorder e le ultime esaltanti – così pare – novità di Essen?
Fonti:
- Bruno Faidutti, Trop de jeux ? Too many games, 12.06.2026
- Gus&Co, Même Asmodee le dit : Trop de jeux raccourcissent la vie des jeux, 26.08.2026
