La casa editrice Days of Wonder è finita nella bufera a causa del suo ultimo gioco di successo Five Tribes.
Il motivo? Le famigerate carte schiavo. Per chi non lo sapesse, nel gioco si possono acquistare uomini incatenati come se fossero merci. Nel periodo storico in cui è ambientato il gioco tale usanza era ampiamente diffusa.
Negli Stati Uniti però il tema schiavitù è sempre ancora difficile da affrontare. La discriminazione nei confronti dei neri è un problema tuttora esistente, nonostante il primo presidente di colore Barack Obama. Vedere dunque tra i componenti di Five Tribes degli schiavi, ha suscitato scandalo e indignazione.
Sono in molti ad essersi rifiutati di comprare e/o giocare al titolo, proprio per questo motivo.
Il tutto può sembrare una barzelletta, ma non lo è. Ciò ha spinto la casa editrice a sostituire le carte in questione con delle più innocue carte fachiro. Dalla prossima edizione quindi niente più schiavi, per rendere il gioco adatto anche agli animi più sensibili.
Resta la domanda se con una censura del genere non si sia persa l’occasione di affrontare un tema molto serio con i bambini: l’abolizione della schiavitù. Vale a dire: spiegare i motivi per cui la tratta degli esseri umani è da condannare e il perché un tempo era considerata indispensabile e naturale per lo sviluppo economico mentre ora non lo è più. Senza dimenticarci che “la schiavitù non è affatto scomparsa: oggi si stimano circa ventisette milioni di schiavi. Se ne sa però troppo poco ed è proprio l’ignoranza a favorirne sopravvivenza e diffusione.”(1)
(1) Kevin Bales, sociologo americano esperto del tema schiavitù.

(Foto scattata da Jacky Pohl)

Sembra, a mio modesto parere, più un tentativo di dire “nascondiamo questa questione della schiavitù perché non fa stare bene pensare a quel che è successo e a quel che ancora succede”.
Sono per metà spagnola ma non mi offenderei se in un gioco ambientato nel periodo della scoperta dell’America inserissero dei personaggi spagnoli cattivi e sterminatori, perché non differisce dalla realtà e fa parte della nostra storia, bella o brutta che sia, e di cose brutte ahimè ne sono successe molte, ma in un modo o nell’altro ci hanno portato ad essere quelli che siamo ora.